5 Stili Grafici dal 2000 ad oggi


5 stili più usati dal 2000 in poi

La storia del Graphic Design ha visto i primi due decenni del terzo millennio come età di grande cambiamento, grazie anche alle nuove tecnologie che si sono presentate negli anni e hanno costretto anche i più navigati designer ha ripensare i concetti di usabilità, fruibilità e spazialità. Esaminiamo brevemente 5 stili che hanno contraddistinto questa epoca con un occhio vero il futuro.

Scheumorfismo

Derivante delle parole greche scheuos e morphes, per scheumorfismo nel graphic design s’intende la tendenza a riprodurre nel mondo digitale oggetti e figure presenti nel mondo reale.

Lo stile diventa ciò che noi conosciamo all’inizio degli anni 2000 con il confermarsi dei sistemi mobili, della comunicazione sui social media e del web 2.0 che conosciamo. Essendo l’interfaccia ancora poco conosciuta, il modo più semplice per rendere le varie applicazioni riconoscibili all’user era quello di replicare forme nel mondo reale. Tuttavia lo stile presenta molte limitazioni: è troppo legato al mondo offline, complica lo spazio visivo dell’utente aggiungendo dettagli superflui e non è facilmente replicabile in altre piattaforme se non in quella usata.

La maggiorparte dei brand usava all’epoca un misto tra scheumorfismo e grafiche 3D.

Flat design

Staccandosi completamente dallo stile precedente, vediamo dal 2010 in poi, grazie anche a Apple che allora introdusse il trend e a Microsoft che lo anticipò, l’uso del flat design. Semplice con forme essenziali, colori opachi e linee facilmente riconoscibili: questi sono i principi cardine del flat design, stile perfetto per l’usabilità nel mondo digitale. Una pletora continua di brand ha cambiato la propria camicia-logo nello stile flat, adottandolo pienamente, consapevoli che la riconoscibilità sul web era della massima importanza.

Pur essendo lo stile ancora più in voga in questi anni, il flat comincia a mostrare i suoi punti deboli. Le linee semplici, per quanto di moda, sono molte volte limitanti per concetti che vogliono andare oltre la semplice azione della riconoscibilità e i colori non concedono differenziazione tra un logo flat tra l’altro.

Per questo il material design si sta facendo strada.

Material design

Presentato il 25 Luglio 2014 con il restyling del logo Googlem, il material design si presenta come una diretta evoluzione del flat. Esso mantiene del precedente l’uso delle forme geometriche, la palette di colori e l’idea di non rassomigliare alla realtà; allo stesso tempo però fa subentrare nei propri design il concetto di “materiale”. Nel material design infatti si tenta di replicare, senza sfociare nello scheumorfismo, l’idea della sovrapposizione di materiali che si ha nel mondo reale e la gerarchia che tale effetto dà in una interfaccia o in un oggetto. Ecco che allora ombre leggeri, sovrapposizione di elementi e animazioni leggermente scheumorfiche rientrano nel design dei più grandi brand, e soprattutto, nell’interfaccia dei loro applicativi.

Gradient design

Guardando verso il futuro, uno dei prossimi design dal 2018 in poi è sicuramente il gradient design, così chiamato perché per l’appunto fa dell’uso del gradiente la sua chiave vincente. Considerato da molti come una riappropriazione delle forme 3D grazie all’uso dei colori (il 3D sta anche tornando in auge), il gradient design unisce l’idea delle forme geometriche del flat per dare più visibilità a loghi e ai brand che lo utilizzano. E’ ancora presto per dire che sarà quella la scelta preferita dai graphic designers, ma la tendenza si fa sempre più forte.

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